Festival del cinema Africano,d'Asia e America Latina
Scritto da marina   
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Quest’anno il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina compie 20 anni. È nato nel 1991 per dare visibilità e opportunità di distribuzione alle cinematografie africane, poco conosciute e scarsamente diffuse sui nostri schermi cinematografici e televisivi. Da alcuni anni il Festival si è esteso anche alle cinematografie dell’Asia e dell’America Latina. La manifestazione si terrà a Milano dal 15 al 21 marzo 2010: un appuntamento ormai storico per gli appassionati del cinema del sud del mondo. La Serata inaugurale - Lunedì 15 marzo, ore 20.30 – si svolgerà presso l’ Auditorium San Fedele, dove verrà presentato in anteprima il film "Precious" del regista afro-americano Lee Daniels vincitore di due premi Oscar.

Le due direttrici artistiche del Festival, Annamaria Gallone e Alessandra Speciale con entusiasmo hanno annunciato questa 20° edizione e di un nuovo progetto ricco di spunti profondi e ci ha colpito particolarmente. Si chiama Forget Africa. Il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina è l’opportunità di conoscere, è l’occasione di apertura all’altro, è la possibilità di incontri e discussioni. Il programma del  Festival del  prevede le ormai consuete due sezioni “competitive” - Concorsi Finestre sul Mondo - aperte ai lungometraggi di fiction e ai documentari di Africa, Asia e America Latina. Tra i film del Concorso Finestre sul Mondo, da Haiti l’ultimo film di Raoul Peck, Moloch Tropical, lettura creola del Moloch di Sokurov, un’acuta e inquietante rappresentazione della follia del potere assoluto; l’anteprima di Adieu Gary di Nassim Amaouche, vincitore del Gran Prix de la critique Cannes 2009; dal Bangladesh il regista esordiente Mostofa Sarwar Farooki con il film Third Person Singular Number, la franco-coreana Ounie Lecomte con Une vie toute neuve, toccante ed intenso racconto della vita in un orfanotrofio in Corea; l’ultimo film del maestro del cinema indiano Buddhadeb Dasgupta, Janala; due documentari in prima europea: Zahra di Mohammad Bakri e Un conte de faits del regista tunisino Hichem Ben Ammar; dal festival di Berlino Congo in Four Acts, documentario a più mani di giovani registi congolesi e dalla Cambogia, il pluri-premiato Enemies of the People di Thet Sambath e Rob Lemkin.

E due concorsi riservati esclusivamente all’Africa: Concorso per il Miglior Film Africano e Concorso per i Migliori Cortometraggi di Fiction e Documentari unificati quest’anno in un’unica sezione. Novità di quest’anno: In collaborazione con l’International Film Festival di Rotterdam il Festival presenta in prima nazionale italiana la sezione “Forget Africa".

“Africa nel pallone: Cinema e Calcio in Africa in attesa dei mondiali”. Con i Mondiali del 2010, per la prima volta la Coppa del Mondo è ospitata da un paese africano, il Sudafrica. Il Festival ha così deciso di dedicare una finestra a quei film e video che negli ultimi anni hanno trattato gli aspetti più appassionati e contradditori del fenomeno calcistico in Africa. Tra i titoli: un “classico” della cinematografia africana, Le ballon d’or del guineiano Cheick Doukouré che narra la storia del piccolo Bandian che sogna un vero pallone di cuoio; due recentissimi film sudafricani: Streetball di Demetrius Wren sulla storia di sette ragazzi di strada che vengono selezionati per giocare nella Homeless World Cup 2008 e More Than Just a Game di Junaid Ahmed che, alternando interviste, immagini di archivio e fiction, narra la vera storia di cinque attivisti politici rinchiusi nel famoso carcere di Robben Island dal regime dell’apartheid, che riuscirono a resistere per lunghi anni di prigionia creando una squadra di calcio in cui poter sfogare la loro passione e incanalare le loro energie.

Denso di critica è Fahrenheit 2010 di Craig Tanner, coproduzione Sudafrica/Australia: in attesa dei Mondiali, mentre in Sudafrica l’eccitazione aumenta, molte sono le domande che sorgono sui retroscena e il significato di questo grande avvenimento mediatico in un paese ancora attraversato da profonde contraddizioni.

Nel corso di questi vent’anni il Festival ha adempiuto a un compito fiero: non solo culturale, ma anche di conoscenza e integrazione di diversi linguaggi e temi.

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