
Provocatoria, acuta, controcorrente e indagatrice come una giornalista d'inchiesta. Sabina Guzzanti torna dietro alla macchina da presa per la quarta volta per far luce su uno degli eventi più drammatici per l'Italia degli ultimi anni: il terremoto dell'Aquila. Draquila – L’Italia che trema porta in sala con Bim dal 7 maggio e fuori competizione al 63esimo Festival di Cannes le macerie politiche e sociali del recente terremoto aquilano.
Diciamolo subito, in un Paese normale Draquila sarebbe andato in televisione, ma visto che normale è da tempo un attributo dimenticato dall’Italia “furbetta” è il grande schermo ad accoglierlo, seppure il 99% lo conosciamo già, perché visto - ad Annozero, Ballarò, etc. - o letto. Quindi, non è nella novità il terrore di Draquila, bensì nella cronologia, armata (le forze dell’ordine) e disarmata (“l’analfabetismo” di non ritorno…), dell’affaire aquilano, che riproduce in stretta connessione alle magnifiche sorti e regressive di Berlusconi (la Guzzanti torna a impersonarlo). Dunque, il doc-inchiesta non produce, ma mette ordine nella mole di informazioni terremotate: non decostruisce la ricostruzione, bensì ne stigmatizza gli agenti poco segreti, a partire dalla B trinitaria di Berlusconi, Bertolaso e Balducci fino alla disamina della persistenza della dittatura, pur vuota e fasulla. In mezzo, la sottoesposizione omertosa dell’italiano medio, su cui Sabina non infierisce, anzi “partecipa”, ma il controcanto socio-politico è affidato a persone troppo caratterizzate in senso alternativo perché la sintesi sia efficacemente “bipartisan”.
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